Perché non usiamo frutta esotica?

Papaya, mango, banana, ananas, maracuja, lime… chi è entrato almeno una volta nella nostra gelateria lo avrà notato, sono tutti frutti che, nonostante vadano tanto di moda, non abbiamo mai fatto. Sapete perché? Ve lo spieghiamo.

È tutta una questione di scelte. Voi preferireste mangiare un frutto raccolta da un vostro amico contadino che coltiva a pochi km da casa vostra oppure un prodotto che, per arrivare in Italia, deve fare circa 12mila km? Noi preferiamo la prima ipotesi.

La frutta esotica è veramente poco sostenibile a causa dei lunghi trasporti che deve affrontare per arrivare da noi. Viaggia su camion, navi e aerei, uno spreco di energia che contribuisce all’emissione dei gas serra inquinanti per l’ambiente. Vi siete mai chiesti poi, dopo tutta questa strada e quindi dopo così tanto tempo dal raccolto, come fa la frutta estera ad essere sempre bella?  Beh, basta immaginare quanti conservanti vengono spruzzati sulle bucce “non edibili”, saranno tutti prodotti sani e genuini? Assolutamente NO!

Molta frutta per uso “artigianale” viene pulita e congelata all’origine per arrivare nei laboratori di gelateria ed essere subito trasformata in gelato. Comodo e facile, non c’è dubbio, in più “si vende”. Per noi è una completa assurdità considerando la Terra in cui viviamo. Noi ci sentiamo in dovere di fare cultura su cibi sani e genuini ed è quello che facciamo.

L’Italia è uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità, ogni singolo frutto ha moltissime varietà. Prendiamo in esempio la fragola che ora è di stagione, esiste la varietà Candonga, la Madeleine, quella di Tortona, la Annablanca, la Toscana, la Charlotte e moltissime altre. Tutte con caratteristiche gustative molto diverse. E allora perché non valorizzare i nostri prodotti? Perché è più difficile, bisogna studiare, conoscere a fondo la materia prima e molti preferiscono percorrere strade più semplici. Noi no!

Riscopriamo le bellezze e le bontà infinite del nostro territorio, tutti noi, insieme, possiamo fare la differenza.

*Alessandro e Sara*